Sono arrivati questa settimana i due giovani profughi afghani Farzad e Farestha

Sono rimasto sbalordito. Quando i giovani profughi afghani che sono arrivati nella nostra Comunità mi hanno salutato quando ci siamo conosciuti. Hanno entrambi parlato in italiano con una spigliatezza che sembrava di salutare persone conosciute da sempre. Una grande gioia brilla nei loro occhi: finalmente sono salvi! Sono Farzad e Farestha, marito e moglie, giovanissimi e che ospiteremo nella nostra Comunità nei prossimi mesi. Sono arrivati a Roma lo scorso 23 maggio attraverso il primo “corridoio lavorativo”: un corridoio umanitario che crea un collegamento tra chi emigra dal proprio paese con delle competenze lavorative e chi li accoglie, mettendo già a disposizione una realtà lavorativa interessata ad offrire un lavoro per chi arriva. È questo il primo esperimento di “corridoio lavorativo” in Europa. Sono arrivati a Roma martedì scorso 5 afghani, già laureati e con un bagaglio di esperienze lavorative, e insieme a suor Cristina Ripamonti della Caritas diocesana sono andati ad accoglierli Barbara Camagni della Caritas e Carlo Cipelletti, entrambi della nostra Comunità Pastorale. 
Così Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana, ha commentato questo primo arrivo: «Non solo persone da tutelare, ma anche portatori di risorse e di futuro. Rifugiati e migranti hanno diritto a non essere oggetto di una considerazione unidimensionale e paternalistica da parte di chi li accoglie: la loro determinazione e la loro intraprendenza, evidenti nel caso dei cinque rifugiati arrivati ieri, sono un arricchimento per il nostro sistema economico e più in generale per le nostre comunità. Puntare, sin dall’incontro nei Paesi di provenienza e transito, sulla selezione dei profili, sull’accertamento delle competenze e sulla qualificazione delle conoscenze è una pratica realizzabile. I flussi migratori possono essere sottratti a catene di sfruttamento criminali e a viaggi della speranza che si rivelano spesso viaggi di morte: basta volersi attrezzare e organizzare. Con beneficio sia per chi cerca sicurezza e diritti, sia per società - le nostre - che hanno bisogno di linfa nuova». 
Lo sguardo pieno di gioia e di gratitudine di Farzad e di Farestha, che hanno attraversato anche grandi momenti di dolore, ci ricompensa di ogni difficoltà incontrata per l’accoglienza. Grazie a tutta la nostra Comunità potremo dare un futuro alla loro famiglia. Ne siamo profondamente contenti e di questo ringraziamo insieme il Signore.

 

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